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VERSO LA COSTITUZIONE DELLA FEDERAZIONE ECOLOGISTI EUROPEI
due appuntamenti a Torino: 15 e 29 novembre 2026
Care e cari,
il Direttivo transitorio, insieme al Tavolo tecnico per l'organizzazione dell'Assemblea costituente e all'Ufficio stampa, comunica che i lavori per la costituzione della Federazione Ecologisti Europei (FEE) si svolgeranno in due giornate, in presenza e online, domenica 15 e domenica 29 novembre, presso il Centro culturale Sereno Regis, in via Garibaldi 13, a Torino.
La prima giornata, il 15 novembre, dalle 9 alle 18 (pausa caffè di 20 minuti, alle 11 e alle 15) sarà dedicata all'esame degli atti costitutivi e delle proposte politiche . Sarà inoltre possibile presentare eventuali proposte integrative, che verranno accolte e discusse in diretta, per favorire un confronto aperto e partecipato.
La seconda giornata, il 29 novembre, dalle 9 alle 18 (pausa caffè di 20 minuti, alle 11 e alle 15) sarà dedicata alla conclusione dei lavori e al voto finale, che determinerà la nascita del Direttivo e dei Commissari provinciali, chiamati ad accompagnare la Federazione nella fase iniziale e a preparare il percorso verso il suo primo Congresso nazionale.
Mozione politica
documento sottoposto alla discussione e all'eventuale emendamento dell'Assemblea costituente del
15 novembre 2026
Una nuova direzione per la società, l’economia e l’Europa
Una politica ecologica non può limitarsi a descrivere la crisi ambientale. Deve dire come cambiare concretamente la vita delle persone, il lavoro, l’economia, la democrazia,
la pace e le istituzioni europee.
Premessa
Nel 1972, il rapporto *I limiti dello sviluppo*, promosso dal Club di Roma fondato da Aurelio Peccei (Torino, 4 luglio 1908 – Roma, 13 marzo 1984), poneva una questione che oggi non può più essere elusa: un sistema economico fondato sulla crescita continua della produzione e del consumo di materia, energia e territorio non può espandersi indefinitamente su un pianeta finito.
Sono trascorsi più di cinquant’anni. Nel frattempo la consapevolezza dei limiti della Terra è cresciuta, ma il modello economico non ha cambiato direzione con la necessaria radicalità. Al contrario, il consumo di risorse, la trasformazione dei territori, la perdita di biodiversità, l’alterazione del clima e la produzione di materia e rifiuti hanno raggiunto dimensioni che mettono in discussione le condizioni stesse della vita.
Non siamo quindi di fronte a una crisi temporanea di un sistema che può semplicemente essere corretto. Siamo di fronte alla necessità di trasformare il modo nel quale la società produce, consuma, utilizza il territorio e organizza la propria economia.
Questa trasformazione non può essere affidata soltanto alla tecnologia né può consistere nella semplice sostituzione di una fonte energetica con un’altra. Deve riguardare le finalità dell’economia, il rapporto con i beni comuni, il modo nel quale produciamo e lavoriamo, il modo nel quale utilizziamo il territorio e il modo nel quale distribuiamo le risorse.
L’economia deve tornare a essere uno strumento al servizio dei bisogni delle persone e degli ecosistemi, e non un fine al quale la società e la natura vengono subordinate.
Da questa consapevolezza nasce la Conversione Economica dell’Ecologia: non una riduzione dell’economia, ma una conversione dell’economia verso attività capaci di soddisfare i bisogni delle persone riducendo progressivamente il consumo di materia, energia e territorio e rigenerando gli ecosistemi dai quali dipende la nostra stessa vita.
Questa conversione riguarda inevitabilmente anche il lavoro. Nessun lavoratore deve essere costretto a scegliere tra la propria salute e il proprio lavoro, tra la tutela dell’ambiente e la possibilità di vivere dignitosamente. Se una produzione deve essere superata perché danneggia la salute o gli ecosistemi, la risposta non può essere semplicemente la chiusura dell’attività e la perdita del lavoro. Occorre trasformare la produzione, utilizzare le competenze esistenti, creare nuove attività e garantire alle persone gli strumenti necessari per attraversare la transizione.
Allo stesso modo, la conversione non può scaricare i propri costi sulle famiglie, sui territori o sulle comunità che dispongono di minori risorse. Chi ha maggiormente beneficiato dell’utilizzo dei beni comuni e chi ha prodotto il maggiore impatto sugli ecosistemi deve contribuire maggiormente a finanziare la trasformazione. È su questo principio che nasce il Citizen Fund europeo. Un Fondo economico alimentato anche attraverso contributi proporzionati all’utilizzo dei beni comuni e alla pressione esercitata sugli ecosistemi, oltre che mediante risorse pubbliche destinate alla conversione ecologica.
Il Fondo sostiene la riconversione delle attività produttive, la riqualificazione professionale, la tutela del reddito durante le transizioni lavorative e gli interventi necessari a ridurre gli impatti ambientali.
Il Citizen Fund europeo deve finanziare anche la conversione produttiva, i servizi pubblici, la ricerca, la formazione, la rigenerazione ambientale e il benessere collettivo.
I contributi derivanti dall’utilizzo dei beni comuni e dalle attività ad alto impatto non possono mai autorizzare il superamento dei limiti ecologici.
Chi esercita una maggiore pressione sugli ecosistemi contribuisce maggiormente alla trasformazione.
Il contributo al Fondo non può diventare un autorizzazione a inquinare: le attività incompatibili con i limiti ecologici devono essere trasformate o, quando necessario, superate.
La trasformazione dell’economia richiede però anche una trasformazione della democrazia. Le decisioni che riguardano il territorio, il lavoro, l’energia, la salute, la pace e il futuro delle comunità non possono essere lasciate esclusivamente alle istituzioni, ai mercati o agli interessi economici più forti. Le persone devono poter conoscere, partecipare, proporre, decidere e controllare.
La conversione ecologica richiede infine condizioni di pace e cooperazione. La competizione per le risorse, la dipendenza energetica, le disuguaglianze e i rapporti di forza internazionali non possono essere separati dalle condizioni nelle quali si costruisce il futuro dei popoli. La pace deve diventare una capacità concreta della politica e delle istituzioni, non soltanto una dichiarazione.
Per affrontare questioni che ormai superano i confini degli Stati serve inoltre una nuova dimensione politica europea. L’Europa deve diventare una Federazione democratica, fondata sulla partecipazione dei cittadini e dei territori, capace di agire insieme sulle grandi questioni che nessun Paese può affrontare da solo.
È da questa visione che nasce la proposta politica della Federazione Ecologisti Europei.
Una proposta fondata su sei principi tra loro inseparabili:
1) la centralità degli ecosistemi;
2) il limite biofisico;
3) l’economia al servizio dei bisogni e degli ecosistemi;
4) la democrazia partecipativa, la giustizia e la solidarietà;
5) la pace;t
6) l’Europa federale.
Sei Fondamenti di una stessa trasformazione: riconoscere i limiti della Terra, cambiare l’economia, proteggere le persone, restituire potere alla democrazia, costruire la pace e dare all’Europa una nuova forma politica.
1. CENTRALITÀ DEGLI ECOSISTEMI
Senza ecosistemi capaci di sostenere la vita non esiste società, non esiste economia, non esiste libertà e non esiste futuro.
-Attuare gli impegni ambientali e accelerare la conversione ecologica
La Federazione Ecologisti Europei assume l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite come riferimento per affrontare le grandi sfide ambientali e sociali, interpretando gli obiettivi alla luce dei limiti biofisici del pianeta e della necessità di superare un modello economico fondato sulla crescita materiale illimitata.
La FEE propone l’attuazione urgente della Nature Restoration Law nella pianificazione territoriale, con il rafforzamento di Natura 2000, delle aree protette e delle connessioni ecologiche. Occorre garantire il ripristino degli habitat degradati, anche a seguito di incendi, e delle zone umide, nonché un sistema permanente di monitoraggio e un finanziamento stabile e adeguato della conservazione della biodiversità.
La conversione ecologica deve tradurre gli impegni in risultati concreti e verificabili, assumendo la salvaguardia della vita, la rigenerazione della natura e il benessere delle persone come criteri fondamentali dell’azione politica.
Gli impegni ambientali non devono rimanere dichiarazioni: devono tradursi in obiettivi verificabili, scadenze vincolanti e interventi effettivi per proteggere e rigenerare la natura.
-Restituire spazio alla natura
La Federazione Ecologisti Europei propone di fermare il consumo di suolo naturale, privilegiando il recupero e il riuso del patrimonio edilizio, produttivo e infrastrutturale esistente.
Non basta fermare nuove trasformazioni: occorre restituire spazio alla natura, rinaturalizzare le aree degradate e impermeabilizzate e ricostruire la continuità degli ecosistemi.
Ogni grande opera deve essere valutata sulla base della sua effettiva necessità, dell’utilità collettiva, del consumo di suolo e materiali, delle emissioni, degli effetti sugli ecosistemi e delle alternative disponibili.
-Una rete ecologica europea senza confini
La Federazione promuove una rete ecologica europea che colleghi parchi, boschi, fiumi, zone umide e habitat naturali attraverso corridoi ecologici contigui, con norme comuni e vincolanti per la tutela degli ecosistemi e della fauna selvatica.
La tutela della rete ecologica deve includere la promozione della selvicoltura dell’ecosistema, la conservazione degli alberi vetusti e della necromassa legnosa, la prevenzione degli incendi, il controllo delle specie aliene invasive e la riduzione dell’inquinamento luminoso. La gestione forestale e della fauna deve fondarsi su conoscenze scientifiche, monitoraggio continuo e obiettivi di rigenerazione ecologica.
La natura non conosce confini nazionali: la sua tutela richiede una responsabilità europea condivisa.
-Città nelle quali tornano le persone e la natura
La Federazione promuove città progettate intorno alle persone e non alle automobili, attraverso reti continue di trasporto pubblico, percorsi pedonali e ciclabili, parcheggi di interscambio e servizi navetta.
Le periferie devono disporre di servizi e spazi pubblici di qualità pari a quelli dei centri urbani. Viali alberati, piazze ombreggiate, aree verdi e luoghi di incontro devono restituire vivibilità agli spazi pubblici e contribuire ad affrontare le ondate di calore.
Le città devono ridurre progressivamente le superfici impermeabili e artificiali che ostacolano il verde urbano, l’infiltrazione delle acque e la regolazione delle temperature. Il de-sealing, la rinaturalizzazione e la continuità del verde devono diventare criteri ordinari di pianificazione urbana, insieme alla tutela e alla gestione responsabile del patrimonio arboreo.
-Alberi, sicurezza e qualità della vita urbana
La Federazione Ecologisti Europei riconosce gli alberi come componenti essenziali degli ecosistemi urbani, della biodiversità e della salute pubblica. Investire sul patrimonio arboreo significa migliorare la qualità della vita, anche nelle periferie degradate, e valorizzare i servizi ecologici e sanitari offerti dalla vegetazione. In caso di abbattimento, le compensazioni dovranno considerare il rapporto tra la chioma rimossa e quella da ricostituire: non può più valere il criterio di un albero abbattuto per uno piantato, perché non possiamo permetterci perdite dei benefici ecosistemici, anche alla luce della Nature Restoration Law.
La sicurezza deve essere garantita attraverso una gestione competente, una manutenzione appropriata e un'informazione accessibile sui rischi, riconoscendo che il rischio zero non esiste. La Federazione sostiene un approccio equilibrato che tuteli l'incolumità delle persone senza trasformare ogni rischio residuo in una ragione per abbattere gli alberi, promuovendo anche una revisione delle norme sulla responsabilità civile che tenga conto delle conoscenze scientifiche, della normale evoluzione biologica delle piante e della necessità di conservare il patrimonio arboreo.
-Dall’Antropocene all’Ecocene
La Federazione assume il superamento dell’antropocentrismo come una trasformazione culturale e politica: riconoscere che l’essere umano è parte della comunità dei viventi e che gli ecosistemi costituiscono il fondamento delle decisioni pubbliche e dell’organizzazione della società.
2. LIMITE BIOFISICO
La Terra non è una riserva inesauribile di materia ed energia e gli ecosistemi non possono assorbire indefinitamente le conseguenze delle attività umane. Riconoscere questo limite significa ripensare il modo in cui produciamo, consumiamo, investiamo e distribuiamo la ricchezza.
-La Conversione Economica dell’Ecologia
La Federazione Ecologisti Europei assume la Conversione Economica dell’Ecologia come metodo per trasferire l’economia entro i limiti biofisici del pianeta. Non si tratta semplicemente di ridurre le attività economiche, ma di orientarsi verso i bisogni reali della società, riducendo il consumo di risorse e la pressione sugli ecosistemi e creando nuove opportunità di lavoro, reddito e benessere.
La conversione ecologica deve diventare un’opportunità concreta per i territori, le imprese e le persone. Quando una produzione danneggia la salute o gli ecosistemi, occorre trasformarla, valorizzando ove possibile impianti, competenze e professionalità, senza scaricare sui lavoratori il costo del cambiamento.
-Acqua, suolo e territorio
L’acqua è un bene comune e un diritto fondamentale. La FEE promuove la gestione pubblica delle acque, la pianificazione per bacini idrografici, la tutela quantitativa e qualitativa delle acque e delle falde, l’adattamento alla siccità e la rinaturalizzazione dei fiumi.
La pianificazione territoriale deve superare la scala comunale, valutare gli impatti cumulativi dell’urbanizzazione e orientare la rigenerazione urbana verso finalità pubbliche e non speculative.
-Energia, edifici e mobilità
La transizione energetica deve partire dalla riduzione dei consumi, dall’efficienza energetica e dallo sviluppo delle fonti rinnovabili, privilegiando le superfici già artificializzate. La Federazione Ecologisti Europei si oppone al ricorso all’energia nucleare e si dichiara disponibile a promuovere un terzo referendum per ribadire questa posizione, sostenendo un modello energetico fondato sulle rinnovabili, sulla gestione responsabile delle risorse e sulla partecipazione dei cittadini.
Il piano energetico deve fondarsi sul fabbisogno reale: prima, l’efficienza energetica, riduzione degli sprechi, efficientamento energetico di edifici e sistemi produttivi; solo successivamente produzione, accumulo e distribuzione delle fonti rinnovabili. La FEE esclude combustibili fossili, nucleare e biomasse forestali e propone la riforma del mercato elettrico europeo per liberare il valore delle rinnovabili dalla volatilità del gas. Occorre sviluppare reti, sistemi di accumulo, comunità energetiche e autoproduzione.
La riqualificazione energetica degli edifici deve essere accessibile anche alle famiglie che non dispongono delle risorse necessarie, dando priorità all’isolamento, al comfort, alla riduzione dei consumi e all’uscita dai combustibili fossili. Il Citizen Fund e gli strumenti europei di finanziamento dovranno sostenere gli investimenti, consentendo di recuperarli grazie ai risparmi energetici ottenuti. Occorrono strumenti di leasing e finanziamenti pubblici per le famiglie senza capitale iniziale, oltre a edilizia pubblica e sociale, affitti sostenibili, contrasto agli sfratti e abitare cooperativo. La FEE sostiene la limitazione della turistificazione e del consumo di suolo, nonché una potestà urbanistica che garantisca coerenza pianificatoria dai Comuni alle Province.
La mobilità deve superare la dipendenza dall’automobile privata attraverso un’unica rete europea e territoriale di trasporto pubblico, integrata, accessibile e connessa, comprendente treni, autobus, tram, metropolitane, funivie e traghetti. La Federazione sostiene il recupero delle linee ferroviarie sospese e, quando necessario, il ripristino di quelle dismesse. La FEE promuove un contributo annuale contenuto al posto del biglietto per ogni singolo viaggio, l’accessibilità delle aree interne, il trasporto merci su rotaia e la riduzione del traffico aereo. La mobilità elettrica deve essere parte di una trasformazione complessiva dei modi di spostamento, non un sostituto della riduzione del traffico.
-Agricoltura, alimentazione e altri viventi
La produzione alimentare deve rigenerare la fertilità del suolo, proteggere la biodiversità, ridurre il consumo di acqua e limitare la pressione degli allevamenti intensivi.
La FEE promuove l’agroecologia, l’agricoltura biologica e diversificata, la riduzione di pesticidi, fertilizzanti e consumo idrico, le filiere corte, l’accesso alla terra e il sostegno ai piccoli produttori. Garantisce il diritto a un’alimentazione sana attraverso mense sostenibili e iniziative contro lo spreco alimentare. Sostiene la riconversione progressiva delle superfici agricole destinate ai mangimi verso produzioni per l’alimentazione umana e il ripristino dei suoli.
Gli animali non possono essere considerati semplici fattori produttivi: la loro tutela e la riduzione del loro sfruttamento devono accompagnarsi a percorsi di riconversione per le aziende e i lavoratori coinvolti.
La tutela degli animali deve riconoscerli come esseri senzienti e contrastare la sofferenza e le forme di sfruttamento, attraverso la revisione della regolamentazione del trasporto, della macellazione, del commercio e della sperimentazione animale, nonché attraverso la gestione non cruenta dei conflitti uomo-fauna. Il superamento degli allevamenti intensivi deve avvenire attraverso percorsi di riconversione delle aziende, dei territori e dei lavoratori coinvolti.
La ricerca di nuove forme di produzione molecolare alternative alla zootecnia alimentare deve essere valutata sulla base della sicurezza, del consumo di risorse e degli effetti sugli ecosistemi. La gestione della fauna deve fondarsi sulla conoscenza degli equilibri ecologici e sulla tutela degli habitat.
La FEE si batte per il divieto della caccia e per il superamento dell'uccisione degli animali come strumento ordinario di gestione della fauna selvatica. La tutela della vita degli altri animali deve fondarsi sulla conoscenza scientifica degli equilibri ecologici, sulla salvaguardia degli habitat e sulla ricerca di metodi non cruenti ed efficaci per la gestione delle popolazioni animali, compreso lo sviluppo di sistemi di controllo della fertilità, ove scientificamente validati e sicuri.
La gestione della fauna deve garantire anche il diritto alla sicurezza, alla tranquillità e alla libera fruizione dei territori da parte delle persone che vi abitano e lavorano. Occorre contrastare le situazioni in cui la presenza di cacciatori armati, anche con l'impiego di cani, limita la serenità della vita quotidiana nelle campagne e interferisce con il rispetto delle proprietà private.
La FEE si impegna a promuovere, insieme a cittadini, associazioni e realtà politiche disponibili a condividere questo obiettivo, un percorso democratico finalizzato al superamento dell'attuale legislazione venatoria, attraverso un referendum abrogativo e una riforma legislativa organica a tutela della vita degli altri animali e degli equilibri ecologici. .
-Rifiuti, materiali ed economia circolare
La FEE promuove il riuso, la riparazione e il riciclo prima dello smaltimento, la produzione di beni durevoli, riparabili e riutilizzabili, il vuoto a rendere, la ricarica e la riduzione degli imballaggi.
L’obiettivo è l’indifferenziato zero e il superamento progressivo del modello dello smaltimento. Occorrono la mappatura e la caratterizzazione delle discariche storiche, il recupero dei materiali, la restituzione delle aree degradate alla natura, la responsabilità estesa del produttore, l’ecodesign e la riparabilità.
-Protezione civile e adattamento climatico
La FEE promuove piani territoriali di adattamento climatico e la prevenzione di alluvioni, frane, incendi, siccità e ondate di calore.
Occorrono sistemi di allerta precoce, continuità dei servizi essenziali, rinaturalizzazione dei suoli come misura di sicurezza contro i rischi climatici, volontariato organizzato, resilienza comunitaria e protezione prioritaria delle persone più vulnerabili.
-Riconvertire le produzioni e redistribuire il lavoro
La Federazione promuove un piano europeo per la riconversione delle attività produttive incompatibili con i limiti biofisici, sostenendo l’innovazione, la trasformazione degli impianti e la formazione professionale. Nessun lavoratore deve essere abbandonato a causa della transizione: devono essere garantiti sostegno al reddito, riqualificazione e accompagnamento verso nuove occupazioni.
La transizione deve essere una conversione, non una chiusura: occorre tutelare lavoratrici, lavoratori, competenze, impianti e saperi territoriali, accompagnandoli verso nuove attività. La FEE contrasta la delocalizzazione dettata solo da convenienza finanziaria e promuove il riuso di impianti e infrastrutture quando possibile.
La Federazione propone inoltre una riduzione dell’orario di lavoro, fino a cinque ore giornaliere a parità di salario, accompagnata dalla creazione di nuovi posti di lavoro stabili. L’obiettivo è distribuire più equamente il lavoro necessario alla società, ridurre la disoccupazione e restituire alle persone tempo per la vita, le relazioni, la cultura, la partecipazione e la solidarietà.
La riduzione dell’orario di lavoro deve essere accompagnata da salari dignitosi, contrattazione collettiva, sicurezza sul lavoro, contrasto alla precarietà e creazione di posti aggiuntivi a tempo indeterminato. Le risorse della disoccupazione devono essere trasformate in sostegno all’assunzione stabile, con divieto di utilizzare il meccanismo per sostituzioni, licenziamenti o precarizzazione. La FEE garantisce il diritto alla disconnessione e promuove la partecipazione dei lavoratori alle decisioni aziendali. Le modalità finanziarie e organizzative di questa trasformazione saranno definite in una proposta attuativa specifica, coerente con il principio che la conversione ecologica deve tutelare le persone e generare nuove opportunità, non nuove disuguaglianze.
3. L’ECONOMIA AL SERVIZIO DEI BISOGNI E DEGLI ECOSISTEMI
L’economia è uno strumento della società, non il suo fine. La crescita continua della produzione e dei consumi non coincide necessariamente con un aumento del benessere. La Federazione Ecologisti Europei propone un’economia orientata alla soddisfazione dei bisogni reali, alla qualità della vita e al rispetto dei limiti della Terra.
Non si tratta di produrre sempre di più, ma di produrre ciò che serve, ridurre gli sprechi, valorizzare le risorse esistenti e garantire a tutte e tutti condizioni di vita dignitose, senza compromettere gli equilibri degli ecosistemi.
-Il valore dei beni comuni torni alla collettività
Aria, acqua, suolo, mare, atmosfera e biodiversità costituiscono una ricchezza comune. Una parte degli utili ricavati dall’utilizzo dei beni comuni deve tornare alla collettività attraverso il Citizen Fund europeo, sostenendo la conversione ecologica, la rigenerazione degli ecosistemi, i servizi e il benessere sociale.
Nessun contributo economico può legittimare la distruzione della natura o il superamento dei limiti ecologici: le attività incompatibili con questi limiti devono essere trasformate o cessare.
-Una società più sobria, ma non più povera
La sobrietà non significa privazione, ma liberare il benessere dalla necessità di consumare continuamente più materia ed energia. Riparare invece di sostituire, recuperare gli edifici, rigenerare un bosco, rendere accessibili i servizi e rafforzare le economie di prossimità sono forme concrete di ricchezza.
Il benessere non si misura soltanto attraverso il reddito, i consumi o la crescita del PIL. Anche il tempo è una ricchezza: il tempo dedicato agli affetti, alla famiglia, alla cultura, alla conoscenza, alla partecipazione democratica, al volontariato e alla solidarietà contribuisce alla qualità della vita e alla coesione delle comunità, anche quando non genera transazioni economiche.
La FEE contrasta la pubblicità che stimola il consumo superfluo e ingannevole.
-Rendere conveniente ciò che serve alla società
La fiscalità, il credito e la spesa pubblica devono essere orientati a favorire le attività utili alla collettività e compatibili con gli equilibri ecologici: manutenzione, riparazione, riuso, ricerca, innovazione, efficienza, rigenerazione ambientale e servizi di prossimità.
Al contrario, devono essere ridotti i vantaggi economici delle attività che consumano patrimonio naturale, producono sprechi e trasferiscono sulla collettività i propri costi ambientali e sociali.
La FEE propone un sistema fiscale più equo e progressivo, che contrasti l'elusione fiscale e assicuri un maggiore contributo da parte delle rendite e degli extraprofitti. L'obiettivo è ridurre gradualmente il peso delle imposte sul lavoro e sulle attività socialmente utili, spostandolo sulle attività che consumano risorse naturali, danneggiano gli ecosistemi, producono sprechi o scaricano sulla collettività i propri costi ambientali.
Anche il bilancio pubblico deve diventare uno strumento della conversione ecologica: le risorse pubbliche devono privilegiare gli interventi che riducono l'impatto ambientale, tutelano gli ecosistemi e migliorano la qualità della vita, evitando di finanziare attività che producono danni ambientali e sociali.
La Federazione sostiene un’economia che riconosca il valore del lavoro necessario, dei beni comuni e della cura, assumendo come criterio di ricchezza il miglioramento concreto della vita delle persone e la conservazione delle condizioni che rendono possibile la vita.
-Industria, innovazione e tecnologia
La FEE promuove una politica industriale della conversione, con filiere europee, gestione responsabile dei materiali critici, riconversione degli impianti inquinanti ed energivori e proprietà pubblica, cooperativa o sociale delle infrastrutture strategiche.
La ricerca e l’innovazione devono essere orientate al bene comune e valutate per i loro impatti ambientali e sociali. Ecodesign, riparabilità, durabilità ed economia circolare devono diventare criteri ordinari di produzione.
4. DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA, GIUSTIZIA E SOLIDARIETÀ
La conversione ecologica richiede una trasformazione anche del modo in cui vengono prese le decisioni, distribuito il potere e garantita la partecipazione delle persone alla vita della comunità. La democrazia non può esaurirsi nel voto: deve consentire ai cittadini di conoscere, discutere, proporre, decidere e controllare le scelte che riguardano il loro futuro.
-Una democrazia rappresentativa e partecipativa
La Federazione Ecologisti Europei propone una legge elettorale proporzionale, senza premi di maggioranza e soglie di sbarramento, con liste aperte e voto di preferenza. Ritiene inoltre necessario ripristinare il numero dei parlamentari precedente alla riduzione del 2020, con 630 deputati e 315 senatori elettivi, e ridurre a 500–1.000 per circoscrizione le firme necessarie per presentare le liste, superando gli ostacoli che limitano l’accesso delle nuove forze politiche e il pluralismo democratico.
La partecipazione deve continuare dopo il voto, attraverso assemblee territoriali, bilanci partecipativi, consultazioni, referendum e altri strumenti capaci di incidere realmente sulle decisioni. Le istituzioni devono garantire trasparenza, accesso alle informazioni e ai dati pubblici, rendendo conto delle scelte compiute e motivando quelle che si discostano dagli orientamenti emersi nei processi partecipativi.
La conoscenza scientifica, l’esperienza dei territori e il confronto con i cittadini devono concorrere alla formazione delle decisioni pubbliche. La Federazione difende inoltre la libertà di espressione, associazione, dissenso e manifestazione pacifica, condizioni indispensabili per una democrazia viva.
-Trasparenza, anticorruzione e informazione
La trasparenza deve riguardare atti, dati, studi, valutazioni, finanziamenti e processi decisionali, in forma comprensibile e accessibile. La FEE promuove la trasparenza dei finanziamenti politici, la regolazione del lobbying, la prevenzione dei conflitti d’interesse, l’anticorruzione, la regolazione della pubblicità politica online e la valutazione indipendente delle politiche pubbliche.
La FEE promuove il pluralismo dei media, l’indipendenza del servizio pubblico, il sostegno all’informazione locale e d’inchiesta, la tutela dei giornalisti e il contrasto alla concentrazione proprietaria. Occorrono trasparenza della pubblicità politica, alfabetizzazione mediatica, contrasto alla disinformazione e tutela dell’integrità elettorale.
-Digitale, dati e intelligenza artificiale
La FEE promuove la sovranità digitale europea, infrastrutture pubbliche e interoperabili, neutralità della rete, protezione dei dati, open source, accessibilità e contrasto al divario digitale.
Gli algoritmi e i sistemi di Big Data devono essere soggetti a audit indipendenti, supervisione umana, trasparenza nell’uso pubblico e divieto di sorveglianza di massa e discriminazione algoritmica. Occorre valutare l’impronta energetica, idrica e materiale dell’intelligenza artificiale.
La FEE promuove inoltre la sicurezza delle reti energetiche, sanitarie, idriche e amministrative, la protezione da ransomware, la cifratura, la resilienza degli archivi pubblici e l’autonomia tecnologica europea. La sicurezza digitale deve essere realizzata senza militarizzazione della società e deve includere il superamento della dipendenza da circuiti di pagamento transfrontalieri privati mediante un sistema europeo pubblico o cooperativo.
-Giustizia sociale e diritti fondamentali
La conversione ecologica non deve generare nuove disuguaglianze né scaricare i costi della trasformazione sulle persone e sulle comunità più fragili. La giustizia sociale è consequenziale alla giustizia climatica ed ecosistemica, perché la salute, la dignità e il benessere dipendono anche dalla qualità dell’ambiente in cui viviamo.
La Federazione promuove l’accesso effettivo ai diritti fondamentali: casa, salute, istruzione, acqua, energia, mobilità, lavoro e servizi essenziali. La loro fruizione non può dipendere esclusivamente dalla capacità individuale di acquisto. La fiscalità e le risorse pubbliche devono contribuire a ridurre le disuguaglianze e a garantire condizioni di vita dignitose.
-Welfare, cura e non autosufficienza
La FEE promuove un sistema pubblico universale di welfare e cura, con reddito minimo, sostegno alla disabilità e alla non autosufficienza, servizi per l’infanzia e per gli anziani, congedi, conciliazione vita-lavoro e riconoscimento del lavoro domestico e assistenziale.
Occorre contrastare la povertà energetica e abitativa e garantire servizi pubblici universali accessibili a tutte e tutti
-Sanità e salute pubblica
La FEE promuove un servizio sanitario universale, pubblico e territoriale, fondato su prevenzione, salute mentale, medicina di prossimità, riduzione delle liste d’attesa, personale sanitario adeguato e accesso ai farmaci. Occorre rafforzare la preparazione alle pandemie, la salute ambientale, la qualità di aria, acqua e alimenti, l’approccio One Health e la valutazione sanitaria degli impatti ambientali e climatici.
-Parità, genere e diritti LGBTQIA+
La FEE promuove la parità salariale di genere, il contrasto alla violenza di genere, i servizi antiviolenza, i diritti riproduttivi, l’educazione all’affettività, il riconoscimento delle famiglie LGBTQIA+, l’accessibilità, le politiche di cura e una rappresentanza equilibrata nelle istituzioni.
-Migrazioni, asilo e cittadinanza
La FEE garantisce il diritto d’asilo, promuove canali migratori regolari, accoglienza diffusa, integrazione, istruzione, inclusione lavorativa e cittadinanza.
Occorre superare la detenzione amministrativa, cooperare con i Paesi di origine e transito e tutelare le persone costrette a migrare per crisi climatiche, ambientali, economiche o di guerra, senza discriminazioni basate su origine o cittadinanza.
-Solidarietà concreta e partecipazione civica
La solidarietà deve tradursi in azioni concrete, capaci di coinvolgere cittadini, associazioni ed enti del terzo settore. La Federazione promuove il rafforzamento del servizio civile e delle esperienze di volontariato organizzato per sostenere le persone anziane, sole o non autosufficienti, contrastare la povertà e favorire l’inclusione sociale.
Particolare attenzione deve essere riservata al recupero delle eccedenze alimentari ancora idonee al consumo, coinvolgendo mercati, negozi, produttori, attività di ristorazione e associazioni per destinarle alle persone in difficoltà. La Federazione sostiene procedure amministrative più semplici, spazi adeguati e forme di collaborazione che rendano queste iniziative più accessibili, nel pieno rispetto della sicurezza e dell’igiene alimentare.
La solidarietà deve estendersi anche oltre i confini nazionali, promuovendo rapporti tra popoli fondati sulla cooperazione, sulla condivisione delle conoscenze e delle tecnologie e sul contrasto allo sfruttamento e alle disuguaglianze globali.
-Diritti e responsabilità verso tutti i viventi
La Federazione contrasta ogni forma di discriminazione, razzismo, xenofobia, odio e violenza. Il superamento dell’antropocentrismo richiede inoltre di riconoscere che gli altri animali non sono semplici strumenti al servizio dell’essere umano. La tutela degli animali, l’eliminazione del loro sfruttamento e la protezione degli habitat fanno parte integrante della giustizia e della responsabilità collettiva.
La scuola e la formazione permanente devono contribuire a costruire cittadini liberi, consapevoli e capaci di comprendere le trasformazioni sociali ed ecologiche, confrontarsi con le differenze e assumere responsabilità verso la comunità, le generazioni future e gli altri esseri viventi.
-Istruzione, ricerca, cultura e conoscenza
La FEE promuove una scuola pubblica democratica, inclusiva e territorialmente radicata, il diritto allo studio, il contrasto alla dispersione scolastica e l’educazione ambientale, scientifica, digitale e all’intelligenza artificiale.
Sostiene università e ricerca indipendenti, l’accesso aperto a dati, studi e risultati della ricerca, la tutela integrata del patrimonio culturale e naturale, le biblioteche, i musei, le arti e le lingue minoritarie. La formazione tecnica e professionale deve accompagnare la conversione ecologica, anche attraverso Erasmus e mobilità europea.
-Giustizia ambientale e tutela del dissenso
La FEE garantisce l’accesso alla giustizia ambientale, la legittimazione delle associazioni, la tutela degli attivisti e dei difensori dell’ambiente, la responsabilità delle imprese e il contrasto alla criminalità ambientale.
Promuove la creazione di un’Autorità per la Biodiversità, la riparazione e la rigenerazione dei danni ambientali e l’applicazione effettiva del principio “chi inquina paga”.
-Autonomie locali e federalismo interno
Il ripristino delle Province come istituzioni elette deve essere accompagnato da autonomia finanziaria e competenze proprie, cooperazione tra Comuni, revisione del ruolo delle comunità montane e delle aree metropolitane e garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni e di diritti uniformi.
La sussidiarietà, la partecipazione territoriale e il coordinamento tra Comuni, Province e livello europeo sono condizioni della democrazia federale.
5. PACE
La pace non è soltanto assenza di guerra, ma costruzione di relazioni fondate sul dialogo, sulla cooperazione, sul rispetto dei diritti e sulla riduzione delle disuguaglianze.
La Federazione Ecologisti Europei propone di avviare una riconversione delle risorse oggi destinate all’economia di guerra verso un’economia di pace, destinando inizialmente almeno il 10% delle risorse pubbliche oggi impiegate per armamenti e spese militari al rafforzamento della diplomazia, della mediazione dei conflitti, della cooperazione internazionale e dei Corpi Civili di Pace. Questa quota dovrà crescere progressivamente, in funzione della capacità di sviluppare interventi civili efficaci di prevenzione e gestione dei conflitti.
La FEE propone un Corpo Civile di Pace europeo permanente, composto da mediatori, diplomatici, giuristi, psicologi, educatori, operatori sociali ed esperti territoriali, capace di intervenire prima, durante e dopo i conflitti. Occorrono controlli europei trasparenti sulle filiere degli armamenti e sul loro utilizzo finale, oltre al trasferimento progressivo delle risorse militari verso prevenzione, diplomazia e cooperazione.
La pace deve diventare una scelta strutturale dell’Europa, attraverso la prevenzione delle guerre, il disarmo progressivo e la costruzione di relazioni internazionali fondate sulla solidarietà tra i popoli.
-Relazioni internazionali e giustizia globale
La FEE promuove la riforma del sistema finanziario internazionale, la revisione del debito internazionale e investimenti in sanità, istruzione, acqua, energia, agricoltura, infrastrutture e sistemi produttivi compatibili con gli ecosistemi.
Una parte significativa degli investimenti pubblici deve essere finanziata e contabilizzata nella moneta del Paese ospitante. Occorrono riforma degli accordi commerciali, sovranità alimentare, governance internazionale più democratica, condivisione di conoscenze, tecnologie e brevetti, nonché riconoscimento delle responsabilità coloniali ed ecologiche storiche.
6. EUROPA FEDERALE
La Federazione Ecologisti Europei riconosce nella dimensione europea un livello d’azione necessario per affrontare crisi che superano i confini nazionali — climatica, geopolitica ed economica — ma guarda con cautela a chi trasforma questa necessità in un’adesione acritica al progetto federale come fine in sé. L’Unione Europea, per come è oggi strutturata, presenta un deficit democratico: un Parlamento europeo con poteri ancora parziali, una Commissione non eletta direttamente dai cittadini e un processo decisionale spesso opaco e distante dalle comunità che le sue norme finiscono per governare. Prima di trasferire ulteriori poteri alle istituzioni comuni, la FEE ritiene indispensabile verificarne la legittimità democratica, la trasparenza e la prossimità ai cittadini. La FEE respinge l’idea che il superamento della sovranità nazionale sia automaticamente sinonimo di maggiore giustizia o efficacia. Una sovranità condivisa tra gli Stati membri, se mal concepita, rischia di produrre non un interesse generale europeo, ma un nuovo centro di potere ancora più distante dal controllo democratico diretto dei cittadini. Il trasferimento di poteri dal livello nazionale a quello sovranazionale, in assenza di adeguati contrappesi democratici, potrebbe infatti determinare conseguenze ancora meno democratiche.
Le più recenti vicende in materia ambientale confermano questa cautela: il rinvio e l’indebolimento del regolamento contro la deforestazione, il declassamento dello status di protezione del lupo deciso a livello europeo nonostante le critiche di parte della comunità scientifica e la riapertura, anche sotto la pressione delle lobby agroindustriali, della discussione sull’uso dei pesticidi mostrano che le istituzioni europee non garantiscono automaticamente una tutela ambientale superiore a quella ottenibile a livello nazionale. La distanza tra il livello decisionale e i cittadini può rendere più facile l’imposizione di arretramenti senza un reale confronto democratico. Per questo la FEE condiziona ogni ulteriore passo verso l’integrazione europea a riforme istituzionali concrete e verificabili: piena capacità legislativa del Parlamento europeo, controllo democratico reale sulla Commissione e meccanismi di partecipazione diretta dei cittadini. L’Europa deve subire una radicale trasformazione democratica ed essere rappresentativa dei territori e dei cittadini, non dei governi nazionali. Per questo proponiamo:
-Due Camere per rappresentare cittadini e territori
La Federazione europea si fonda su due Camere dotate di poteri legislativi: la Camera dei Cittadini, espressione della popolazione europea, e la Camera dei Territori, espressione delle comunità territoriali.
La Camera dei Territori deve nascere dal basso, attraverso le Province e le aggregazioni territoriali. Per svolgere questa funzione democratica, le Province devono tornare a essere enti rappresentativi, con organi eletti direttamente dai cittadini, superando l’attuale sistema di elezione indiretta.
-Un governo federale democraticamente eletto
Il governo federale, composto da 27 membri, è costituito da un Presidente e da una Commissione di 26 componenti, di cui 13 eletti dalla Camera dei Cittadini e 13 dalla Camera dei Territori, attraverso procedure basate su candidature qualificate e criteri di competenza e rappresentatività.
La Commissione federale è l’organo esecutivo dell’Europa federale. Governa sulla base degli indirizzi stabiliti dalle due Camere, presenta proposte di legge, coordina le politiche comuni e attua le decisioni approvate dal Parlamento federale. Risponde del proprio operato davanti alle due Camere, che ne controllano l’attività.
Il Presidente della Commissione europea è eletto dalle due Camere riunite, sulla base di candidature espresse in modo paritario dalla Camera dei Cittadini e dalla Camera dei Territori. . I membri della Commissione non possono candidarsi né partecipare al voto. Le modalità di elezione sono definite dallo Statuto federale.
Il Presidente della commissione europea rappresenta l’unità della Federazione, ne garantisce il rispetto dei principi fondamentali e assicura il coordinamento e l’indirizzo generale dell’azione della Commissione, nel rispetto delle competenze collegiali del governo federale e delle decisioni delle due Camere. Promulga le leggi approvate dalle Camere oppure, in presenza di motivate obiezioni, le rinvia alle Camere per un nuovo esame.
-Decisioni comuni e autonomia dei territori
Il principio dell’unanimità deve essere superato, favorendo l’adozione delle decisioni attraverso una maggioranza dei due terzi, che garantisca sia la capacità di agire della Federazione sia un equilibrio tra la rappresentanza dei cittadini e quella dei territori.
La Federazione europea deve garantire l’assenza di confini interni e la libertà di vivere, lavorare, studiare e muoversi. Le due Camere devono avere iniziativa legislativa e approvazione congiunta delle leggi; nelle materie oggi soggette a veto l’unanimità deve essere superata mediante maggioranza dei due terzi. Le istituzioni federali devono ridurre il potere degli interessi economici privati rispetto all’interesse collettivo.
L’Europa federale che proponiamo deve essere uno strumento di pace, cooperazione e solidarietà tra i popoli, capace di guidare la conversione ecologica, tutelare i beni comuni e garantire diritti, democrazia e giustizia sociale, nel rispetto delle autonomie territoriali.
-CONCLUSIONI
La Federazione Ecologisti Europei intende costruire un progetto politico capace di tradurre i principi della conversione ecologica in trasformazioni concrete dell’economia, delle istituzioni e della società.
Un progetto fondato sul rispetto dei limiti della Terra, sulla giustizia sociale, sulla democrazia partecipativa e sulla pace, per garantire condizioni di vita dignitose a tutte e tutti e preservare le basi naturali della vita per le generazioni future e per tutti gli esseri viventi.
Il Direttivo Transitorio FEE : Giuseppe Sammatrice - Andrea Gillo Bernardi - Isabella Terranova- Antonio Scatassi - Luciano Benini - Massimo Chiaia - Domenico Giglio - Franco Correggia - Paolo Debernardi - Gaia Angelini - Giuliano Caviglia - Jose Antonio Berdugo - Lorenzo Raspanti - Marco Nicolai - Gianandrea Nicolai - Maria Bonaria Dell’Oglio - Roberto Canola - Sabrina Mossetto - Gianluigi Salvador - Dante Schiavon - Lorenzo Tinacci - Glauco Venturi - Roberto Ferrigno